martedì 5 novembre 2013

Il Gatto Era una Gatta, anzi, una Volpe...

Il Gatto di Perrault, così come quello di Collodi, è, in realtà, una Gatta, lasciata in eredità al più piccolo dei suoi figli non dal padre, ma dalla madre morente ne Le Piacevoli Notti di Straparola. In più, la donna si chiamava Soriana. La gatta è ovviamente l'Antenata per via materna che s'incarica di proteggere e beneficare il più piccolo e indifeso.  Costantino, quantunque fusse bello di faccia, nondimeno per lo patire che avea fatto, era pieno di rogna e di tigna che gli davano grandissima molestia. Ed andatosene con la sua gatta al fiume, fu da quella da capo a piedi diligentemente leccato e pettinato; ed in pochi giorni rimase del tutto libero. Chiunque abbia assistito al parto della gatta "di famiglia" non potrà non pensare alla neo-madre che lecca lungamente e rudemente i piccoli per liberarli dalla placenta ed attivare la circolazione.
Anche per Basile (II, 4), quando la nomina direttamente, l'aiutante  di Gagliuso è una gatta. Croce, nella sua traduzione, le ha cambiato sesso.
Pitrè, in luogo del gatto, riporta le avventure della Volpe Giovannuzza. E, come nelle fiabe meridionali, in tutta Europa, nelle varianti non copia-incolla della più celebre versione di Perrault, il gatto/gatta è una volpe ( Grecia, Bulgaria, Russia... ma persino una fiaba nepalese: La Volpe e il Mendicante!).
Non c'è l'orco ma la classica Mamma Draga meridionale. Calvino, nella sua raccolta, ispirandosi direttamente a tre varianti siciliane, una catanese e due palermitane, non solo maschilizza Mamma-Draga, ma la "toscanizza" in Babbo-Drago!!! Da una fiaba siciliana! Quando si rassegneranno al fatto che da Firenze in giù si dice "Papà!" ? E che "babbo", se non una leziosità ridicola, in tempi andati, poteva essere interpretato come un insulto addirittura?
La versione raccolta dall'Imbriani è, ovviamente, non una fiaba letteraria, ma , mutuando sprazzi perfino da Alì Baba, e da La Principessa sul Pisello (versione Totò di "Miseria e Nobiltà": Non facciamoci riconoscere!), è più divertente e colorita. E anche qui parliamo di una gatta.
E' molto interessante ciò che in genere non solo ignoro, ma esorcizzo. La "Morale".  Nelle due versioni più antiche, è evidente la sottolineatura della forza magica della benedizione materna (anche in Imbriani, la gatta è una creatura fatata : non scippa castelli e possedimenti, li evoca con la sua bacchetta magica!). Tanto è vero che, nelle varianti toscane e meridionali, il finale è triste: la gatta/volpe mette alla prova la gratitudine del suo protetto, e, restandone disgustata, lo spoglia di ogni beneficio ricevuto.
In Perrault, si punta sulla simpatia truffaldina del felino ma si sottolinea crudamente come bellezza e buone maniere non siano sufficienti a suscitare amore e fortuna se non si indossano i panni giusti. Il suo aristocratico cinismo viene completamente sovvertito dal borghese  Collodi, estremamente benevolo verso la libertà d'impresa del gatto faccendiere.

Mab




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